mercoledì 7 gennaio 2015

Io non piango

I quattro vignettisti di Charlie Hebdo come Peppino Impastato, uccisi perché facevano ridere.

Charlie Hebdo Maometto
La mente è una cosa strana, la mia poi tanto in regola non è mai stata, fatto sta che quando ho sentito dell'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, il mio primo pensiero è corso a Peppino Impastato, ucciso perché si prendeva gioco di Tano Seduto.

Qualcuno una volta ebbe a dire (poeti latini, Mikhail Bakunin, sessantottini estrosi, mi zia, chi lo sa...) "La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà", chiunque l'abbia detto sognava forse troppo ma vedeva lontano e alla fine sulla tomba di Tano Seduto, qualche chiodo penso lo abbiano messo anche gli sberleffi lanciatigli contro da Peppino. Per come la si guardi, alla fine della storia, Peppino è morto libero, Tano è morto in carcere.

Magra consolazione? Forse, ma alla fine, e nonostante tutti i depistaggi, il nome del Giullare di Cinisi ha trovato la sua strada fino a noi e mi piace pensare a questa come ad una schiacciante vittoria.

Continuando a saltare di palo in frasca, ricordo che una volta un Barbone (o un Bardone...) proveniente dalla Perfida Albione mi disse che (udite, udite...) in certe tradizioni magiche, la figura del Bardo era riverita e temuta ben più di quella del druido o dello stregone. In fin dei conti, uno stregone può maledirti. Un Bardo invece può ridicolizzarti. E se è bravo, la sua opera gli sopravvivrà, al punto che nei secoli dei secoli (amen) la gente continuerà a ridere di te e della tua bestialità anche quando di te non sarà rimasto altro che polvere.

E qui veniamo alla somiglianza tra cinque persone così distanti nel tempo e nei luoghi come Peppino Impastato, Stéphane Charbonnier, Jean Cabut, Bernard Verlhac e Georges Wolinski.

Ammettiamolo, non sarò certo il primo ad averci pensato ma perché in fin dei conti sono morti, questi cinque Eroi? Perché ridevano dei loro nemici. Perché ridicolizzandoli li demistificavano, gli toglievano quella patina di invulnerabilità che si erano incollati addosso. Peppino Impastato e i quattro vignettisti di Charlie Hebdo sono morti perché facevano ridere di persone che avrebbero dovuto (e voluto) far paura.

E questo non andava bene...

Adesso, una stuolo di Maître à penser ed esperti di vario ordine e grado, invocherà misure drastiche. Io per fortuna non capisco un cazzo e preferisco farmi quattro risate.

Chiariamoci. I balordi che hanno compiuto questa strage vanno braccati come bestie rabbiose? Chiaro che sì. Vanno sottoposti a giusto processo pagando amaramente per quello che hanno fatto? Ovvio.

E poi?

Che facciamo?

Ci dirigiamo armi in pugno in Arabia Saudita, Siria, Iraq, Qatar o in qualunque roccaforte si supponga offra ospitalità ad Al-Qaeda, ISIS e chi per loro? Certo, magari un intervento armato prima o poi si renderà necessario. E magari si rende necessario a partire da oggi. Ma il fatto che sia necessario, non significa che sia utile.

A cosa volete che serva andare armi in pugno contro questa gente? Nel breve periodo è forse risolutivo, e poi? Non è dei fucili che questa gente ha paura, questi dementi hanno paura delle risate. E oggi più che mai lo hanno dimostrato.

Quindi ben venga lo sgomento.

Ben venga la rabbia.

Ben venga il cordoglio.

Ma io, personalmente non ho alcuna voglia di mettermi a piangere. Io ho voglia di farmi quattro risate, perché sento che se non lo facessi, renderei vano il Sacrificio di questi Quattro Martiri, degli agenti accorsi a liberarli e dei passanti colpiti durante la fuga.

Ridete, che il riso fa buon sangue. E tra qualche secolo la gente riderà dell'ISIS come oggi ridiamo dell'Inquisizione Spagnola, di Adolf Hitler e delle scoregge di Bombolo.

Perché nella vita bisogna poter ridere di tutto.

Pace.


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martedì 21 ottobre 2014

Dimentica il mio nome. Una recensione...

Tra i dolori della crescita e quelli della perdita, con il suo quinto libro Zerocalcare si toglie definitivamente di dosso l'immagine dell'autore generazionale


Non ricordo quale fu la prima striscia che lessi di Zerocalcare, ricordo solo che mi fece morir dal ridere.

Leggine una e leggine un'altra, scopro che ha anche pubblicato due libri e, per non sbagliare compro il primo e fu una manata in pieno volto.
La profezia dell'armadillo si leggeva in volata e faceva morir dal ridere. Ma una volta chiuso ti lasciava dentro un'amarezza bruciante e non è cosa da poco...

Dopo quel libro penso in molti si sono chiesti se Zerocalcare fosse o meno un autore generazionale, un semplice fenomeno di passaggio.
Escono altri tre libri, la fama di Zerocalcare si consolida, e poi esce Dimentica il mio nome...

Dimentica il mio nome non si legge affatto tutto d'un fiato, è un racconto denso e stratificato e richiede a volte un certo sforzo, soprattutto nell'interpretazione delle allegorie. Ed è un libro che mi ha spiazzato, proprio come quel suo primo maledetto armadillo. Mi ha spiazzato eccome, anche se in modo del tutto diverso...

Tra le opere di Zerocalcare sono sempre rimasto molto legato a quel suo primo libro (che sotto certi aspetti considero ancora essere il suo lavoro migliore) e sono lieto che con questa sua ultima fatica riprenda la struttura che secondo me gli è più congeniale, quella cioè dei racconti brevi interconnessi.
 
L'opera dicevo mi ha colto alla sprovvista perché sapendo trattarsi di una storia molto personale, pensavo mutuasse dall'Armadillo anche lo stile narrativo, dimenticandomi ovviamente che nel frattempo il suo autore è cresciuto, e non mi aspettavo quindi la dimensione allegorica che mi ha, almeno in parte, impedito di calarmi appieno nel racconto e di immedesimarmi con il suo autore.
 
Ho apprezzato in particolar modo (e direi per ovvie ragioni) i momenti di riflessione sulle idiozie adolescenziali e il rimpianto per i momenti persi, momenti che tutti ci siamo trovati a vivere e che penso tolgano definitivamente di dosso a Zerocalcare lo stereotipo dell'autore generazionale.

Ovviamente, la sfida principale di Dimentica il mio nome, consiste nel decifrare le allegorie. Dello zoo, delle volpi e del loro significato mi sono ovviamente fatto le mie idee (e certamente non sono il solo) che evito comunque di eviscerare per rispettare il bisogno di riservatezza del suo autore.

Alla fine dell'ultima pagina, Dimentica il mio nome mi lascia con l'amaro in gola delle tante parole non dette alle persone care che ci hanno lasciato, e se non sempre sono riuscito a empatizzare è anche per via del fatto che certi sentimenti sono forse troppo personali per poter essere condivisi appieno, ma è penso fuor di dubbio che siamo di fronte alla maturazione di un autore che sta crescendo e sta crescendo bene.

Promosso. Forse non a pieni voti, ma promosso senza riserve.


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martedì 10 giugno 2014

Deliri post-etnei

Vale a dire una sconnessa serie di considerazioni su un finesettimana lungo a base di fumetti, brindisi, bevute, gelide nuotate e quant'altro...

 

Per chi non se ne fosse accorto, sono pasati due giorni dalla fine di Etna Comics. Quest'ultima edizione è stata per me (per una serie di ragioni contingenti) talmente convulsa che per riordinare le mie seppur poche idee mi ci è voluto fino ad oggi, sia come sia, cominciamo...

Premessa


Quest'anno, volendo fare le cose sempre più in grande, mi viene la felice idea di spargere la voce tra forumisti per cercare di organizzare una ripariata un po' più grossa del normale. Come se non bastasse, vengo contattato da Matteo, forumista torinese che mi chiede di far dedicare a suo nome alcune delle stampe che la Bonelli dona in occasione delle fiere.

Questi due eventi, insieme ad altri, avrebbero concorso a rendere quello della fiera uno dei finesettimana più convulsi della mia vita....

Primo giorno


Come lo scorso anno, anche questa volta riesco ad estorcere un accesso stampa (cosa non si fa pur di risparmiare qualche euro...) con il risultato che alle 9 sono già in fila sul retro per recuperare il maltolto. Devo dire che quest'anno il pass in questione è davvero fico...

Complice whatsapp, io e il solito Massimo Oliva (che non è Franco Lana ma chi si accontenta gode...) riusciamo anche a coordinarci con un paio di forumisti, eccezion fatta per chi ha cellulari antidiluviani. Grande commozione quando scopriamo che anche gli admin sono esseri umani. Potrei mostrarvi il suo volto, ma ne va della mia vita, ergo evito...

In attesa che si aprano le danze, passo dalla stand Hazard dove saluto il buon Gianni Miriantini e Paolo Cossi che quest'anno ha ben pensato di portare con se la sua ragazza, per la prima volta in Sicilia, dimenticando (o forse rimuovendo) il fatto che avrebbe incontrato questi due dementi...

Gente poco raccomandabile a Etna Comics

Avrei un paio di volumi da acquistare, ma essendo un idiota ho dimenticato il portafogli a casa ergo rimando all'indomani....

Si avvicina l'ora della conferenza di apertura e, con grande sollievo di Gianni e compagnia, ci accomiatiamo.

Ultimata la conferenza andiamo in area Talent Scout dove un affabile Giuseppe Palumbo intrattiene il pubblico parlando del suo lavoro, di matematica esadimensionale e di altre amenità. Ultimata la conferenza, lo importuno riuscendo infine ad ottenerne un disegno di Ramarro e una denuncia per stalking.

È quasi l'una e mi vedo costretto a scappare. Lo so, ci sono ancora due sessioni di firme e la conferenza sui 75 anni di Batman ma io sono testimone di nozze (CAZZO!!!).

Scappo alla volta della Trezza, mangio, mi lavo, mi do un aspetto presentabile e mi dirigo in quel di Santa Tecla.

Ebbene sì, ho fatto da testimone di nozze insieme a questi due...


Sposo e sposa tardano ad arrivare ma alla fine ce la fanno (o quanto meno non cambiano idea). Tra il sacerdote che ha una voce da banditore, selfie idioti e battute grevi la farsa si taglia col coltello. Momento clou della cerimonia: il sacramento dell'eucarestia, quando il prete mi guarda, guarda gli altri due testimoni e passa oltre. È in momenti come questi che capisci di aver vissuto una vita giusta. Se il mio cellulare non fosse già quasi scarico (spacch'i smartphone...) scriverei il tweet del secolo ma non si può avere tutto....

Conclusa la cerimonia tra baci, abbracci, lancio di riso e un fotografo cui avrei volentieri dato fuoco, testimoni e sodali vari ci dirigiamo ad Acireale per un aperitivo (non avendo ricevuto l'ostia ero un tantino affamato...) per poi raggiungere la sede del banchetto nuziale dove la serata passa allegramente tra calici di vino, urla, mangiate di pesce, bambini che piangono, torte, semifreddi, caponate, risotto ai gamberi e una sfida di brindisi in rima baciata in cui massacro LETTERALMENTE i cugini della sposa (YEAH!!!!).

La serata volge al termine ma non ancora la mia giornata, decido dunque che si è fatta l'ora di dirigermi nuovamente verso casa.

Non fu sera né mattina, ciononostante fu comunque il secondo giorno


Come dite? Si è avverata una delle profezie di Medjugorje? Figuratevi se credo a queste ciarle millenariste, il fatto è che tornato a casa dalle celebrazioni ho giusto il tempo di prendere i miei genitori per accompagnarli all'aeroporto, salutarli in vista della loro crociera nordica (bella vita, eh...), andare a Catania, stendermi a letto per un brevissimo sonno (a stento un'ora) e dirigermi nuovamente alla volta della fiera.

Giungo in stato semicatatonico al solito stand della Hazard e acquisto i volumi che mi ero ripromesso complici anche lo sconto fiera e l'immeritata gentilezza di Gianni Miriantini. Nello specifico acquisto "Un gentiluomo di fortuna", "L'uomo più vecchio del mondo" (Ultima fatica di Paolo Cossi) e "Profili di donna" che lascio allo stand per farmeli dedicare (sì, sono il solito mendicante...).

Giro per la fiera in stato di incoscienza tra file per le stampe Bonelli, amici che mi chiamano per dirmi che sono in fiera e mi chiedono di far loro da balia e cosplayer vari ma trovo comunque il tempo di posare per la nuova copertina di Dylan Dog.


Rupert Everett fammi una sega
Già che sono in tema di Dylan Dog, passo allo stand Bao dove Alessandro Bilotta (autore di alcuni dei migliori volumi della nuova collana Bonelli "Le Storie") sta presentando l'edizione da libreria della sua famosa trilogia dei morti viventi. Mi soffermo a parlare con lui rimanendone profondamente e positivamente colpito e alla fine ottengo numero quattro dediche, tra gli albi in mio possesso e quello appena acquistato. Momento di ilarità misto ad imbarazzo quando il solito Oliva porge uno dei suoi albi al cui interno faceva bello sfoggio di sé il santino elettorale di una nostra amica per le amministrative dello scorso anno. La cosa avrebbe avuto interessanti risvolti il giorno dopo...

Durante lo spazio firme mattutino, pur se disperato per aver dimenticato a casa la mia copia de "La gabbia", riesco ad ottenere uno splendido Don Zauker da un cordialissimo Daniele Caluri (#AngeloSuca...).

Nel casino generale mi perdo una marea di conferenze ma riesco comunque ad assistere a quella di Don Alemanno e Giacomo Bevilacqua e a quella di Greg Capullo, dove finalmente scopriamo (tra le altre cose) le motivazioni dietro la ritrosia dell'artista americano a fare sketch in pubblico.

Giro per la fiera recuperando qualche altro disegno e intorno all'una, memori delle file mostruose per David Lloyd, ci avviciniamo all'area firme in attesa dell'arrivo di Milo Manara. Si avvicina l'ora delle firme e vengono finalmente scoperte le targhe ai tavoli: ORRORE!!!! Siamo nella fila sbagliata. Non mi perdo d'animo e, lasciato Massimo in fila per Leo Ortolani (niente di personale Leo, ma Manara quando mi ricapita?) mi dirigo verso la fila di mio interesse e, con catanese nonchalance, guadagno la decima posizione partendo dalla cinquantesima.

Il Maestro arriva, mi dedica i volumi e mi stringe la mano sotto gli occhi di una discinta signorina cui è meglio non dire cosa farò con quella mano da li a qualche ora...

Stretta di mano con Leggenda
In Sala Polifemo assistiamo alla prima edizione degli "Etna Comics Awards" (e speriamo che abbiano vita più lunga del "Premio Francisco Solano-Lopez"...) e osserviamo Roberto Recchioni ricevere il premio tributato a Dylan Dog tra il giubilo e il tripudio dei presenti. Vabbeh, più o meno...

Ancora in stato confusionale raggiungo lo stand Hazard dove Paolo Cossi mi consegna i tre volumi precedentemente acquistati impreziositi da tre disegni.

La dedica su "Un gentiluomo di fortuna"

La dedica su "L'uomo più vecchio del mondo"

Paolo ha letteralmente superato sé stesso nella dedica in seconda di copertina di "Profili di donna". Ora, io ve la mostrerei volentieri ma ne va della sua vita, ergo evito. Ebbene sì, a Etna Comics si rischia la vita ogni giorno...

Si è fatta una certa ora e sebbene giri l'idea di prendere una birra tra amici e forumisti vari io sono veramente in stato pietoso e decido che è meglio volgere verso casa. Nel casino di questi due giorni non ho ancora visto né la mostra di Manara né quella di Batman ma c'è ancora il terzo per recuperare.....

E fu sera e fu mattina. Terzo giorno (alè!)


Sveglia dopo circa otto ore di sonno e colazione al bar con panzerotto al cioccolato, ovvero quel tanto che basta per affrontare l'ultimo giorno in condizioni più o meno accettabili.

Mi dirigo alla volta della fiera intenzionato a cominciare con la mostra di Manara che mi godo in relativa solitudine e coadiuvato da un disponibilissimo Marco Grasso, potendo apprezzare le 70 tavole originali e il tovagliolo di tela impreziosito dai bozzetti di Federico Fellini che avrebbero lasciato le Ciminiere a chiusura di fiera.

Assisto alla prima parte della conferenza dedicata a Star Trek per poi dirigermi all'area firme dove è atteso Greg Capullo che però tarda ad arrivare. Nel frattempo arriva Lelio Bonaccorso e decido di mettermi in fila per recuperare una pregevolissima mezza tinta di Peppino Impastato. Il giorno prima avevo già ricevuto un Primo Cossi (la fate questa benedetta serie o no?) ma che vi devo dire, sono un ingordo...

Terminata la fila da Lelio, mi rimetto in fila per Massimo Asaro che mi fa dono di uno splendido Zio Paperone, nel frattempo l'autografo di Greg Capullo si fa sempre più lontano ma pazienza....

Mentre attendo il completamento di Paperone, gli organizzatori della fiera chiamano in ordine alfabetico i partecipanti che hanno diritto a ricevere la stampa con dedica da Akemi Takada, character designer di Creamy. Tra i nomi figura anche il mio, ma la stampa è una pippa quindi decido che possono tenersela stretta...

Mi dirigo nuovamente in sala Polifemo, non ho la minima idea di quale conferenza stia per avere luogo ma ho le ginocchia in fiamme e muoio dal bisogno di sedermi ergo mi godo le erudite considerazioni di Renato Genovese sui Wargames. Ultimata la conferenza aspettiamo che cominci quella della RW Lion e abbiamo giusto il tempo si scattare qualche selfie...



Selfie Nerd. Da sinistra a destra: L'uomo che ride, Simpaticunazzo, Zion e Rok

Cominciata la conferenza, il buon Alessio Danesi ci intrattiene facendo il punto della situazione sui New52 (fottesega...), sui piani per le celebrazioni per i 75 anni di Superman e Batman (e quindi?) e sull'imminente pubblicazione del terzo volume del Quarto Mondo (ALÈ!!!!). Probabilmente la prossima volta che m'incontra urlerà "Vade retro Satana!!!" o meglio "Vade retro Lucifer!!!" ma vabbeh, mica vado in fiera per farmi nuovi amici...

Recuperate alcune amiche all'infopoint, le accompagno in giro per la fiera tra cosplayers (e basta!!!), ramen puzzolente, japan center, mostre di batman e giocattoli d'altri tempi. Constatato che Miguel Angel Martin non è presente in spazio firme (amen, Brian me lo sono fatto autografare ieri...) mi dirigo nuovamente presso lo stand Bao dove scatto una foto ricordo insieme al sempre affabilissimo Alessandro Bilotta che riconosce nella fotografa la ragazza del santino del giorno prima. Lei d'altro canto ha una crisi isterica quando le dico che il Bilotta altri non è che l'autore de "Il lato oscuro della luna", oh mica Orfani...


Foto ricordo con Alessandro Bilotta

Si fa l'ora dell'asta. Va da sé che con la roba che c'è quest'anno non posso minimamente partecipare ma è sempre un piacere osservarla, fosse solo per ammirare l'incompetenza degli improvvisati battitori. D'altronde si tratta sempre di beneficenza e alla fine racimolano comunque una cifretta considerevole.

Si fanno le 21, ci sarebbe il concerto di nonricordobenechi ma sono stanco, mi fanno male i piedi, ho fame e NON HO PIÙ L'ETÀ PER FARE QUESTA VITA quindi me ne torno a casa. Amen.

E fu sera e fu mattina. Quarto giorno. (Eh?)


Sì lo so che la fiera è finita ma com'è consuetudine dall'anno scorso (e nella speranza che non ci denuncino per stalking) anche questa volta, il giorno successivo alla conclusione della fiera vede me e il solito simpaticunazzo (al secolo Massimo Oliva) in compagnia di Paolo Cossi ma non di Gianni Miriantini che, partendo il giorno prima, si perde con suo sommo rammarico l'escursione all'Isola Lachea.

Nonostante le sue comprensibili maledizioni il sole splende su di noi e, alle 10 circa, Paolo e Sara giungono a casa mia in una macchina guidata da costui.

Tranquilli, è un padre di famiglia...
L'Oliva rendendo onore al suo cognome sfoggia un colorito adeguatamente scuro, noialtri invece esibiamo degli incarnati in cui è possibile contemplare tutte le sfumature che vanno dal bianco pallido al cadaverico. Forse è il caso di munirsi di protezione.

Mentre gustiamo una granita, discutiamo del differente approccio al mare tra nord e sud. 

Ai giovani friulani gli apprensivi genitori insegnano che non è sicuro fare il bagno se non sono trascorse almeno tre ore da un pasto leggero.

Ai giovani siciliani gli apprensivi genitori insegnano che non è sicuro fare il bagno se non sono trascorse almeno tre ore da un pasto leggero, salvo andare al mare con teglie di pasta al forno, peperoni e carciofi arrosto, parmigiana di melanzane e anguria. E poi ci si meraviglia se tutti i siciliani della mia generazione sono bipolari...

Ci dirigiamo verso il molo di Aci Trezza dove un bendisposto pescatore ci accompagna all'isola.
Noncurante del pericolo, mi lancio in acqua esibendo il tuffo a bomba figurato che mi permise di vincere il primo posto ai campionati rionali del 1995. Emerso dalle acque paonazzo in volto e con gravi problemi respiratori a causa delle temperature polari cui mi sono incautamente esposto, tento invano di rassicurare il resto della ciurma.

Un perplesso Paolo osserva il fondale e si chiede se sia il caso di effettuare il balzo. L'acqua è inoltre particolarmente limpida e fa sì che il fondo appaia più vicino di quanto non sia, generando nel fumettista friulano una comprensibile apprensione. Rincuorato dal fatto che non ha bisogno delle gambe per lavorare alla fine decide di tuffarsi, rendendo più facile il gesto a Sara e ad un ancora terrorizzato Massimo.

Tornati sugli scogli si discute di eutettici, policarbonati, granite, birre e idromele finché l'arrivo del nostro amichevole pescatore assicura il nostro ritorno alla terraferma, in modo che ci si possa dirigere in quel di Capo Mulini per un lauto pasto a base di pesce.

A pasto concluso, ci dirigiamo ancora una volta verso casa per toglierci il sale di dosso quando il prode Massimo, resosi conto dell'orario fugge disperato alla volta dell'ufficio nella speranza di avere ancora un lavoro. Noi, invece, ci dirigiamo serafici alla volta di Catania dove, sorseggiata un'ultima birra ci separiamo definitivamente.

Torno a casa e mi butto a letto.

Anche questa Etna Comics si è conclusa, lasciandomi addosso un bagaglio umano e fumettistico considerevole. Quest'anno rischio probabilmente di collezionare anche un paio di denunce per molestie ma vabbeh, le metto assieme alle altre.

Che dire quindi, un'altra grande edizione.

Se ci siete stati, bravi.

Se non ci siete stati:

Dedicato a chi non c'era...



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sabato 15 febbraio 2014

Va bene la personalizzazione ma...

Ennesimo restyling di questa pila di merda.

Era da un po' che il vecchio template mi stava stretto e comincio a cercare online per qualcosa di più ordinato. Alla fine capito su una roba chiamata "My TimeLine" di un indonesiano di cui non ricordo neanche il nome. A parte il fatto che a quanto pare il web è pieno di indiani e indonesiani che si passano il tempo a scrivere template per blogger la cosa che mi fa veramente sclerare è il poco tempo dedicato alla documentazione degli stessi.

Di che parlo? Semplice. Installo il tema e tutto sembra filar liscio se non che spariscono le date dai post. Ora, capisco che possa sembrare una cazzata ma porca puttana, chiami un template "My TimeLine" e non studi neanche un modo decente per mostrare le date di pubblicazione?

Tra questa e un'altra serie di funzioni poco documentate (e quelle rare volte, per giunta in indonesiano...) mi ritrovo a spulciare tra più di 2000 righe di codice HTML alla ricerca di cosa e come cambiare e in tutto questo mi sa che ho pure combinato un po' di casino con i JavaScript visto che non esattamente tutto funziona come dovrebbe.

Il che mi riporta a te indomito beduino senza nome, hai dedicato intere giornate della tua vita a scrivere un template e non spendi neanche cinque minuti a scrivere un readme decente? Ma come cazzo sei combinato?

Alla fine vengo comunque a capo di quasi tutto.

Questa massa di stronzate ha la forma che vorrei? Più o meno sì. Ok, non tutto ha l'aspetto che potrebbe/dovrebbe/vorrebbe ma 'sti cazzi! Va bene che ultimamente non ho un granchè da fare ma a tutto c'è un limite....

Comunque diciamocelo, la gestione dei template di Google Blogger ha sempre lasciato a desiderare. Se non fossi il pusillanime che sono migrerei a WordPress ma appunto...


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sabato 18 gennaio 2014

Un paio di considerazioni su Orfani (edizione speciale e non)

Ovvero una riflessione semiseria su una roba che vorrebbe rivoluzionare il fumetto italiano ma che è riuscita solo ad annoiarmi


OK, si scherza, ma forse neanche tanto....
Procediamo con ordine.

Da quattro mesi a questa parte, le edicole italiane hanno tenuto a battesimo "Orfani", la nuova collana mensile parto creativo di Roberto Recchioni e pubblicata da Sergio Bonelli Editore. Tra le peculiarità della serie, la struttura a stagioni (mutuata dalle recenti serie TV) e il fatto che questa sarà interamente a colori, discostandosi quindi dalla tradizione della casa editrice milanese.

A queste caratteristiche si sono inoltre affiancati una campagna di marketing virale mai vista prima in casa Bonelli e l'accordo con la Bao Publishing per riproporre, a stretto giro di posta, l'intera prima stagione in una serie di volumi cartonati di grande formato con tanto di contenuti extra, presentando quindi Orfani quasi in contemporanea sia al mercato delle edicole che a quello delle librerie di varia. 

Essendomi recentemente riavvicinato alla Bonelli grazie alla pregevolissima collana "Le Storie", ho deciso di dare una possibilità anche a Orfani.

Mal me ne incolse...

La serie in se non è male, è semplicemente insignificante.

I disegni (e i colori) sono ottimi, ma fin qui niente di nuovo, la casa editrice di Via Buonarroti ha da sempre sfoggiato una scuderia composta da alcuni dei migliori disegnatori operanti in Italia, la vera tragedia è, neanche a dirlo, la storia.

Ambientata in un imprecisato futuro, questa si divide più o meno equamente nel narrare il passato in cui la Terra è stata pressoché rasa al suolo da un attacco alieno e il presente/futuro in cui una forza d'invasione terrestre (composta principalmente da ragazzi recuperati dalle macerie dell'attacco alieno) sbarca sul pianeta da cui si ritiene sia partito l'attacco per vendicarsi.

Così impostata, la storia ci sballotta tra la giovinezza dei protagonisti, con le durezze dell'addestramento militare e la difficoltà di superare il trauma di aver perso tutto, e la loro maturità, che li vede consumati soldati in un pianeta alieno che sembra tutto fuorché una minaccia, visto che i suddetti alieni, capaci di radere al suolo intere città con un "raggio tachionico" (wooooowooooh!!!) inviato da migliaia di anni-luce di distanza, le prendono più o meno regolarmente di santa ragione.

E veniamo dunque al nocciolo del problema, ovvero personaggi, dialoghi e tempistiche narrative (ah però! Qualcos'altro?).

I personaggi si dimostrano quanto di più stereotipato abbia mai letto fino ad ora. Da bambini abbiamo il classico bulletto, il cicciotello viziato, quello che dimostra vent'anni di più di quelli anagrafici, la bimba timida e spaurita e così via. Non possono ovviamente mancare il militare tutto d'un pezzo (del tipo "io sono un duro, però sono giusto") e la psicologa manipolatrice (che se non altro è una bella porca).

Da adulti questi spaventati bimbetti sono diventati, neanche a dirlo, dei soldati cazzutissimi che sbaragliano il nemico in men che non si dica facendo fare la figura degli inetti al resto dei commilitoni, il tutto riuscendo anche a scambiarsi una serie di battute una più idiota dell'altra. Il che ci porta al secondo punto.

I dialoghi sono davvero delle perle di stoltezza. Si va da capolavori come "Ne farò dei soldati, anche a costo di ucciderli tutti pur di riuscirci!" (e vabbeh capo, tanto vale ammazzarli subito, almeno ti risparmi la fatica...) al mitico "Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri!" (grazie al cazzo, siete soldati...).

Infine, le tempistiche narrative. Per com'è strutturata la storia non può che essere narrata in maniera estremamente decompressa, il che è ovvio se si considera che ogni albo racconta due metà della suddetta (quella passata e quella futura) con il risultato di far progredire l'azione e la nostra conoscenza degli eventi MOLTO lentamente.

Forse Recchioni pensa che introdurre una narrazione tanto decompressa rinnoverà drasticamente il linguaggio del fumetto e questo sarà forse vero se parli con il lettore bonelliano medio, ma chi, come me, si è già sorbito le storie del peggior Brian Michael Bendis e del miglior Joss Wedhon non ne può più di leggere storie in cui non succede una beata minchia o poco più.

E sì che a me basta poco. Chiariamoci, quando apro un fumetto non mi aspetto certo di vedere per forza gente che si massacra di botte. A me andrebbe benissimo anche una storia imbastita attorno a due persone che parlano dei cazzi loro, purché si dicano qualcosa di credibile. Quando leggo un albo di cinquanta pagine in cui non accade nulla ho già le prime turbe comportamentali, sapete cosa succede quando ne leggo uno di novantasei in cui succede poco più di nulla e in cui per di più i personaggi parlano come una brutta copia di Rambo? Manie omicide. Dico davvero, mi vien voglia di ammazzare qualcuno!

Se ho abbandonato orfani dopo la lettura del quarto numero (si era capito, no?) è stato anche per non avere un morto sulla coscienza ma soprattutto perché per quanto mi sforzassi non riuscivo ad empatizzare con i personaggi. Che vivano o muoiano non me ne potrebbe fregar di meno. C'è un mistero dietro la loro missione? Ci sono dettagli che ci vengono celati sulla natura dell'attacco subito dalla Terra? Sicuramente sì e in parte questo sta già venendo a galla ma la domanda più importante è: sono davvero disposto ad impegnare un anno della mia vita per trovare una risposta ai primi due interrogativi? CAZZO NO! Davvero, ho di meglio da fare...

A questo aggiungiamo che, come accennavo prima, la Bao Publishing (casa editrice che stimo con moderazione) ha annunciato che darà alle stampe una serie di volumi cartonati oversize (il primo esce a febbraio) contenenti ciascuno tra albi della serie originale, con alcune tavole riviste (di già?), e tutta una serie di contenuti speciali.

Ora, per chi non lo sapesse, la Bao è la casa editrice milanese che, oltre ad avere l'indubbio merito di aver portato all'attenzione del grande pubblico un genio come Zerocalcare, ha la sgradevole abitudine di pubblicare buona parte delle opere del proprio catalogo in formato ridotto rispetto all'originale. Se in alcuni casi non se ne ha reale svantaggio in altri (e penso in particolare alla "Lega degli Straordinari Gentlemen" di Alan Moore e Kevin O'Neill) la cosa ha del criminale. Se parli con loro, lo fanno per farci risparmiare (oh, grazie tante...) ma poi io mi chiedo: pubblicate i disegni di Kevin O'Neill in formato ridotto e poi mi fate Orfani in oversize? MA CHE CAZZO AVETE IN TESTA AL POSTO DEL CERVELLO, VERMI SOLITARI???

O.K., cambiamo argomento. Dico sul serio.

Spezziamo qualche lancia a favore del prodotto (ho spalato abbastanza merda, suvvia!).

Di Roberto Recchioni, principale artefice (insieme a Emiliano Mammucari) di Orfani, non ho letto moltissimo, nella fattispecie ho letto:
  • Mater Morbi (non male)
  • La redenzione del samurai e I fiori del massacro (splendidi, soprattutto il primo)
  • Orfani (ho già detto...)
Datemi pure del superficiale ma quel tanto che ho letto mi è bastato per farmi un'idea su di lui come scrittore.

Roberto Recchioni è un discreto scrittore. Forse non un genio letterario ma sicuramente neanche una capra. Il fatto è che diversamente da molti suoi contemporanei, avendo lavorato in diversi ruoli nel settore dell'editoria fumettistica italiana conosce molto bene i suoi meccanismi, col risultato di saper vendere dannatamente bene la roba che scrive. 

Con Orfani forse non gli è riuscito granché bene, visto che delle 120.000 copie mandate in stampa del primo numero ne sono state vendute meno della metà, ma si sa che non può sempre filar liscia.

A ben guardare, e questo va tutto a favore del suo autore, alcune delle presunte banalità della serie sono probabilmente frutto di una scelta precisa, visto che il fumetto nasce anche con l'intenzione di intercettare una fascia di pubblico che, per età e influenze culturali, solitamente non legge fumetti Bonelli.

Quindi mi chiedo? Orfani è stato un fallimento? Probabilmente no, perché comunque la si guardi è sempre un ottimo segnale quando una casa editrice come la Sergio Bonelli Editore decide di mettersi in gioco con un prodotto che è così distante dai suoi standard narrativi e produttivi. Se poi la terza stagione è stata recentemente confermata e messa in produzione, un motivo di certo ci sarà (io lo ignoro, ma questo è un altro discorso...).

Successo o insuccesso che sia, resta comunque il fatto che Orfani non fa per me. Quindi lo lascio volentieri leggere ad altri.

Per concludere, un ultimo appunto. Qualcuno potrebbe dirmi (e a ragione) che, data la mia età, io potrei essere considerato nettamente fuori target per Orfani. La serie nasce infatti, l'ho già detto, con il dichiarato intento di avvicinare nuove fasce e tipologie di lettori alla Bonelli. Va però detto che io, e con me molti della mia generazione, ho scoperto Dylan Dog all'età di 12 anni e l'ho letto ininterrottamente fino ai 18. Se Orfani è rivolto ai dodicenni di oggi allora ho la netta impressione che si sia drasticamente abbassato il livello tanto di chi scrive, quanto di chi legge.

Poi ciascuno, la pensi come vuole...


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