mercoledì 5 maggio 2010

Faraway, so close

A volte per essere vicini non è necessario abitare a due passi.
Allo stesso modo non è necessario condividere lo stesso sangue (o alcuni tratti di DNA che di si voglia...) per essere fratelli.
Tornando dalla lezione di olandese, scopro che un mio fraterno amico conduce un programma su una radio online, mi connetto e lo sento salutarmi da quel di Catania.
Vicini anche se non abitiamo più a trenta metri di distanza. Fratelli anche se non abbiamo gli stessi genitori.
Qualche giorno fa riflettevo su come la recente espansione dei mezzi di comunicazione (soprattutto telematici) rischi di diluire la nostra presenza fino al punto di annullare la nostra identità. In effetti mi ero dimenticato di quanto questi stessi mezzi possano accorciare le distanze fin quasi ad annullarle.
Grazie mille a Salvo (sì, siamo addirittura omonimi...) per avermelo ricordato.
Lo so, questo post forse non si distingue per la sua profondità, ma che cazzo volete? Se aveste voluto qualcosa di profondo stareste leggendo Umberto Eco, no?

Colonna sonora della serata, "Stay" degli U2.



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1 commento:

  1. E' vero: questi mezzi accorciano le distanze fin quasi ad annullarle. Meno male che internet c'è!


    Caterina

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