sabato 7 maggio 2011

Umbra ex machina

Il fumetto supereroistico è spesso guardato con sufficienza da entrambi i lati della barricata, vale a dire sia dai lettori che dai non lettori di fumetti.
Soprattutto in questi giorni in cui presunti intellettuali si allargano la bocca con il termine "Graphic Novel" e in cui Hollywood saccheggia a man bassa fumetti di vario genere, i benefattori in mutandoni vengono spesso considerati (talvolta anche a ragion veduta) come una sorta di fratello povero della fantascienza, quando non addirittura intrattenimento di basso livello.
La predominanza del genere supereroistico all'interno del panorama fumettistico statunitense è da ricercarsi in ragioni storiche e sociali con le quali al momento non mi voglio dilungare, resto comunque dell'idea che se nel corso degli anni questo genere ha continuato (seppur con alterne fortune) a riscuotere il favore del pubblico (e non solo) ciò lo si deve a quella che ritengo essere la sua principale caratteristica: quella di costituire una facile metafora per affrontare qualsivoglia argomento.
Negli ultimi sei anni, Ex Machina di Brian K. Vaughan e Tony Harris è stato l'esempio più lampante di questa peculiarità.
Narrata in maniera non lineare, la serie oscilla costantemente tra eventi presenti e passati o sarebbe meglio dire tra passato prossimo e passato remoto, visto che è chiaro già dalla prima pagina che tutto viene narrato in retrospettiva, vale a dire a fatti compiuti. È così che Ex Machina diventa una storia in cui le cose non dette pesano quanto quelle dette e le gesta eroiche di Mitchell Hudered (alias La Grande Macchina) vengono narrate solo tramite flashback, mentre il fulcro della serie è invece costituito dalla sua politica.
Ma procediamo con ordine.
Tutto comincia quando Mitchell Hundered, un ingegnere civile di New York, ha un incidente durante un sopralluogo sul ponte di Brooklyn. Al suo risveglio Mitchell scopre di avere acquistato il singolare potere di comunicare con qualunque congegno, meccanico o elettronico che sia. Cresciuto, come si suol dire, a pane e fumetti decide di diventare il primo (ed unico) super-eroe del mondo. Dopo una serie di exploit, durante uno dei quali salva addirittura una delle Torri durante gli attacchi dell'undici settembre, si rende conto della futilità del suo operato e decide di dover operare su più larga scala, abbandonando quindi la sua carriera superoistica per dedicarsi alla politica e candidandosi alla carica di Sindaco di New York.
La serie è appunto una cronaca del suo primo e unico mandato come sindaco della grande mela, di come il suo passato da super-eroe lo perseguiti e del tragico modo in cui alla fine lo raggiunge.
Muovendosi costantemente tra le scelte politiche del sindaco Hundered e le imprese de La Grande Macchina, queste ultime piuttosto che ricordi di giorni felici appaiono come uno spettro che aleggia sul futuro dei protagonisti, soprattutto per via del mistero che circonda l'origine e la reale natura dei poteri di Mitchell.
Risolvendo questo mistero solo parzialmente sul finire della serie, Vaughan crea volutamente più domande che risposte.
Con il suo finale amaro, l'ombra di una possibile invasione e i pesanti dubbi sulla moralità del suo protagonista principale, Ex Machina è una lucida riflessione sulla morte degli ideali e sui compromessi che si è costretti ad accettare per raggiungere i propri scopi.
Non male per un prodotto che dovrebbe essere solo intrattenimento di basso livello...


Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.

Nessun commento:

Posta un commento