venerdì 10 giugno 2011

X-Men: L'inizio - Un prequel al sapore di reboot

Mercoledì sera, concluso il mio ormai settimanale sproloquio radiofonico, mi sono precipitato al cinema per andare a vedere la nuova pellicola dedicata ai mutanti di casa Marvel.
Dopo due gradevolissime ore, l'impressione è sostanzialmente positiva, pur se con un'insoddisfazione di fondo per via di una mancata quadratura del cerchio.
Ma procediamo con ordine.
Dal momento che la terza pellicola dedicata ai pupilli di Xavier ebbe il sapore di un capitolo finale, avendoci lasciati con molti protagonisti morti e Magneto depotenziato, c'era bisogno di trovare un modo per dare un credibile nuovo inizio agli X-Men, soprattutto dopo il successo del film dedicato a Wolverine.
Intelligentemente la Marvel e la Fox hanno puntato su una prologo piuttosto che su un seguito, narrandoci la storia di come i giovani Charles Xavier e Erik Lehnsherr reclutarono, sotto l'egida della CIA, i primi esemplari di una razza che stava lentamente affacciandosi sulla scena evolutiva.
Ambientato ai tempi (e all'ombra) della crisi missilistica di Cuba, che scopriamo essere stata orchestrata da un Sebastian Shaw egregiamente interpretato da Kevin Bacon, il film (soprattutto all'inizio) gioca molto sul differente bagaglio umano ed emotivo di Charles ed Erik; il primo cresciuto negli agi, il secondo in un campo di concentramento.
Ed è proprio Magneto a fare la parte del leone in questo film, interpretato da un ottimo Michael Fassbender che non risente affatto dell'ingombrante paragone con Ian McKellen.
L'attore tedesco rende infatti alla perfezione la freddezza con cui il giovane Erik persegue la vendetta nei confronti dei suoi aguzzini, mostrandoci come questa sua ossessione porterà alla rottura tra lui e Charles, trasformando la loro amicizia nella malinconica inimicizia che abbiamo visto nei film successivi.
Il fatto che questo film funga da prologo a questi ultimi piuttosto che azzerarli (cosa abbastanza comune di questi tempi) lo si capisce dai numerosi riferimenti che nel corso della storia vengono fatti al resto della serie.
Se però il film dà l'involontaria impressione di essere un reboot, lo si deve ad una delle scene finali che, pur notevole nella sua tensione drammatica, costituisce un'incongruenza non da poco con i capitoli successivi.
Sul finire del film siamo infatti testimoni di come il futuro Professor X rimanga paralizzato, in una sequenza di eventi che è però in palese contrasto con quanto visto all'inizio di "X-Men: Conflitto finale" e alla fine di "X-Men Origins: Wolverine" in cui uno Xavier già in età matura conserva ancora l'uso delle gambe.
Considerato tra l'altro che il film avrà sicuramente almeno un seguito (quando non addirittura due), non si capisce la fretta con cui abbiano voluto ridurre il giovane Charles in carrozzina.
Nonostante questo pesante svarione e le numerose libertà che la produzione si è presa rispetto al canone degli X-Men, soprattutto per quanto riguarda l'identità delle prime reclute di Xavier, "X-Men: L'inizio" resta comunque un'ottima visione e lascia di certo ben sperare sul futuro cinematografico dei figli dell'atomo.


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