sabato 30 aprile 2011

San Carpentiere alla conquista del Nuovo Messico.

"Venerdì 29 Aprile. Ore 22.20 Cinema Alfieri. Thor. Chi c'è, c'è. Organizzatevi".
Con questo SMS tutt'altro che conciliante comunico agli interessati la mia intenzione di andare a vedere l'ultimo Marvel-movie costi quel che costi. Alla fine ci siamo andati in pochi ma i fatti ci hanno dato ragione.
Dopo la moderata delusione di Iron-Man 2 il film di Kenneth Branagh ha invece retto piacevolmente alle aspettative.
Le due ora abbondanti del film scorrono senza problemi, nonostante un 3D che a volte appare totalmente superfluo, e sebbene appaia ovvio che Branagh sia più a suo agio nelle scene ambientate su Asgard, ha comunque il merito non da poco di aver saputo trovare il giusto equilibrio tra la poesia delle ambientazioni "celesti" e la prosa delle scene "mondane", girate con la giusta ironia e senza prendersi troppo sul serio.
Sotto un aspetto puramente visivo, le scene su Asgard sono forse il punto forte della pellicola, soprattutto per i Kirbyani incalliti come me che nelle iperboliche scenografie del film non possono non ritrovare tutta la grandeur delle tavole del Re; dando inoltre al regista la possibilità di inserire le tematiche Shakespeariane a lui tanto care.
Le scene sulla terra (ambientate in Nuovo Messico), hanno inoltre il pregio di richiamare il progetto di un universo coeso senza ricorrere alle forzature di Iron-Man 2; con i casuali riferimenti a Tony Stark, la presenza dell'agente S.H.I.E.L.D Paul Caulson (vero collante di tutti i film girati sinora) e soprattutto i cameo dell'agente Barton e di un corpulento agente di colore (chiaro riferimento a Luke Cage) che rimandano al venturo film dedicato ai Vendicatori, previsto per il 2012 e introdotto dall'ormai immancabile scena nascosta alla fine dei titoli di coda.
Per quanto riguarda l'interpretazione e l'approfondimento dei personaggi spicca tra tutti il triangolo Thor/Odino/Loki, con i due figli in competizione per ottenere l'approvazione del padre, che dà a Loki una profondità che a volte non ha nei fumetti, togliendogli di dosso la patina di cattivo tout-court e creando con Thor la giusta (seppur scontata) contrapposizione tra il guerriero arrogante e sventato ed il subdolo stratega. Va da sé che Antony Hopkins non ha bisogno di commenti né tanto meno della mia approvazione, dando al ruolo del Signore di Asgard la giusta regalità, sebbene si abbia talvolta l'impressione che il suo sia più un cameo d'eccellenza (che comunque non dispiace) che una reale partecipazione al film, visto che i protagonisti sono, ovviamente, altri.
Tra tutti, il personaggio forse meno sviluppato, è quello di Jane Foster, interpretato da una Nathalie Portman che a volte non appare del tutto a suo agio nella parte.
Nel complesso comunque il film è davvero un'ottima visione e rischia di essere il miglior prodotto Marvel realizzato sul grande schermo a tutt'oggi.
Prossimo appuntamento: Capitan America, previsto per il 27 luglio.

Un'ultima nota; anche questa volta mi trovo stranamente d'accordo con il giudizio espresso da Paolo Mereghetti. Secondo voi, dei due, chi si sta rincoglionendo?


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