mercoledì 21 dicembre 2011

Internet, quotidiani e telegiornali sono la stessa cosa se sei un completo idiota

 - "In giro continuano a dire che Facebook sia una rovina ma secondo me è una cosa grandiosa"
 - "Sì, infatti io lo uso principalmente per informarmi"
 - "Informarmi e INFORMARE!"
 - "Esatto! È un mezzo di comunicazione potentissimo, non come i media tradizionali così facilmente manipolabili. Per questo lo vogliono chiudere..."


Ecco, questo è il genere di conversazione che di tanto in tanto sento fare a chi ha la pretesa di avere una qualche sorta di coscienza sociale. Non ho tra l'altro difficoltà ad ammettere che discorsi del genere abbiano una qualche fondatezza, se non che ieri qualcuno pubblica questo video sulla propria bacheca:



per venire subito imitato da qualche altro beota (a Catania li chiamiamo "ammucca lapuni") e dar quindi il via ad una serie di commenti indignati.

"Sono senza parole..."
"Lutto cittadino!"
"Non ci posso credere"
"VERGOGNA!"


Sì, davvero. Vergogna.
Sarebbe veramente il caso di vestire i colori del lutto, ma per le nostre coscienze sopite e anestetizzate, non certo per il simbolo della Città di Catania che, nonostante tutto, è ancora al suo posto.
Cosa ancor più assurda, il video in questione circolava già dal 2009 ma questo non ha evidentemente impedito agli impegnati della domenica di indignarsi...
E proprio qui sta il nocciolo della questione.
Ci lamentiamo di quanto sia facilmente manipolabile l'informazione veicolata tramite la carta stampata.
Invochiamo Pasolini quando ci ammoniva (giustamente) di come la televisione fosse un mezzo di comunicazione passivo e quindi autoritario.
Poi becchiamo il primo video su YouTube e lo prendiamo per oro colato senza prenderci neanche la pena di verificare.
E si badi bene che qui non stiamo parlando dell'ennesima catena, non si tratta di andare in Burkina Faso a controllare se gli arti di un bambino siano stati strappati e dati in pasto a un branco di cani, cazzo qui era tutto risolvibile percorrendo un paio di kilometri a piedi per andare in una pubblica piazza a verificare che un monumento fosse ancora al suo posto; anzi, a dirla tutta bastava una ricerca neanche tanto approfondita su Google...
Il problema di fondo è sempre lo stesso; nel processo informativo l'anello debole non è rappresentato dal mezzo di comunicazione in sé ma dal fruitore dello stesso che, continuando a subire passivamente le informazioni che riceve, non sarà mai un soggetto consapevole.
E il fatto che questo accada ai giorni nostri è ancora più grave visto che viviamo effettivamente in una società che ci permette di verificare in tempi estremamente brevi le notizie che riceviamo.
E non mi si venga a dire che questo è il risultato di decenni di strapotere mediatico berlusconiano, perché a furia di ripeterla questa storiella comincia a diventare poco credibile e comincia a sorgere in me il sospetto che è soltanto una comoda scusa, perché in fin dei conti ci sta più che bene che qualcun altro ci dica cosa dobbiamo pensare.
Qualcuno dirà forse che me ne sto accorgendo tardi. Che volete che vi dica, si vede che sono un inguaribile ottimista.
Resta il fatto che, come ho già detto molte volte, il problema non è rappresentato dai social network in sé ma dal modo in cui ci rapportiamo ad essi.
In parole povere: se qualcuno là fuori usa Facebook per creare il proprio mondo di fantasia in cui interpretare la parte del guerrigliero senza aver mai messo un piede fuori di casa o, peggio ancora, per mettersi a fare il giornalista di notizie riciclate senza prendersi la briga di verificare le fonti faccia pure; poi però si tenga stretto quel nano di merda senza rompere i coglioni!
Grazie.


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