sabato 18 gennaio 2014

Un paio di considerazioni su Orfani (edizione speciale e non)

Ovvero una riflessione semiseria su una roba che vorrebbe rivoluzionare il fumetto italiano ma che è riuscita solo ad annoiarmi


OK, si scherza, ma forse neanche tanto....
Procediamo con ordine.

Da quattro mesi a questa parte, le edicole italiane hanno tenuto a battesimo "Orfani", la nuova collana mensile parto creativo di Roberto Recchioni e pubblicata da Sergio Bonelli Editore. Tra le peculiarità della serie, la struttura a stagioni (mutuata dalle recenti serie TV) e il fatto che questa sarà interamente a colori, discostandosi quindi dalla tradizione della casa editrice milanese.

A queste caratteristiche si sono inoltre affiancati una campagna di marketing virale mai vista prima in casa Bonelli e l'accordo con la Bao Publishing per riproporre, a stretto giro di posta, l'intera prima stagione in una serie di volumi cartonati di grande formato con tanto di contenuti extra, presentando quindi Orfani quasi in contemporanea sia al mercato delle edicole che a quello delle librerie di varia. 

Essendomi recentemente riavvicinato alla Bonelli grazie alla pregevolissima collana "Le Storie", ho deciso di dare una possibilità anche a Orfani.

Mal me ne incolse...

La serie in se non è male, è semplicemente insignificante.

I disegni (e i colori) sono ottimi, ma fin qui niente di nuovo, la casa editrice di Via Buonarroti ha da sempre sfoggiato una scuderia composta da alcuni dei migliori disegnatori operanti in Italia, la vera tragedia è, neanche a dirlo, la storia.

Ambientata in un imprecisato futuro, questa si divide più o meno equamente nel narrare il passato in cui la Terra è stata pressoché rasa al suolo da un attacco alieno e il presente/futuro in cui una forza d'invasione terrestre (composta principalmente da ragazzi recuperati dalle macerie dell'attacco alieno) sbarca sul pianeta da cui si ritiene sia partito l'attacco per vendicarsi.

Così impostata, la storia ci sballotta tra la giovinezza dei protagonisti, con le durezze dell'addestramento militare e la difficoltà di superare il trauma di aver perso tutto, e la loro maturità, che li vede consumati soldati in un pianeta alieno che sembra tutto fuorché una minaccia, visto che i suddetti alieni, capaci di radere al suolo intere città con un "raggio tachionico" (wooooowooooh!!!) inviato da migliaia di anni-luce di distanza, le prendono più o meno regolarmente di santa ragione.

E veniamo dunque al nocciolo del problema, ovvero personaggi, dialoghi e tempistiche narrative (ah però! Qualcos'altro?).

I personaggi si dimostrano quanto di più stereotipato abbia mai letto fino ad ora. Da bambini abbiamo il classico bulletto, il cicciotello viziato, quello che dimostra vent'anni di più di quelli anagrafici, la bimba timida e spaurita e così via. Non possono ovviamente mancare il militare tutto d'un pezzo (del tipo "io sono un duro, però sono giusto") e la psicologa manipolatrice (che se non altro è una bella porca).

Da adulti questi spaventati bimbetti sono diventati, neanche a dirlo, dei soldati cazzutissimi che sbaragliano il nemico in men che non si dica facendo fare la figura degli inetti al resto dei commilitoni, il tutto riuscendo anche a scambiarsi una serie di battute una più idiota dell'altra. Il che ci porta al secondo punto.

I dialoghi sono davvero delle perle di stoltezza. Si va da capolavori come "Ne farò dei soldati, anche a costo di ucciderli tutti pur di riuscirci!" (e vabbeh capo, tanto vale ammazzarli subito, almeno ti risparmi la fatica...) al mitico "Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri!" (grazie al cazzo, siete soldati...).

Infine, le tempistiche narrative. Per com'è strutturata la storia non può che essere narrata in maniera estremamente decompressa, il che è ovvio se si considera che ogni albo racconta due metà della suddetta (quella passata e quella futura) con il risultato di far progredire l'azione e la nostra conoscenza degli eventi MOLTO lentamente.

Forse Recchioni pensa che introdurre una narrazione tanto decompressa rinnoverà drasticamente il linguaggio del fumetto e questo sarà forse vero se parli con il lettore bonelliano medio, ma chi, come me, si è già sorbito le storie del peggior Brian Michael Bendis e del miglior Joss Wedhon non ne può più di leggere storie in cui non succede una beata minchia o poco più.

E sì che a me basta poco. Chiariamoci, quando apro un fumetto non mi aspetto certo di vedere per forza gente che si massacra di botte. A me andrebbe benissimo anche una storia imbastita attorno a due persone che parlano dei cazzi loro, purché si dicano qualcosa di credibile. Quando leggo un albo di cinquanta pagine in cui non accade nulla ho già le prime turbe comportamentali, sapete cosa succede quando ne leggo uno di novantasei in cui succede poco più di nulla e in cui per di più i personaggi parlano come una brutta copia di Rambo? Manie omicide. Dico davvero, mi vien voglia di ammazzare qualcuno!

Se ho abbandonato orfani dopo la lettura del quarto numero (si era capito, no?) è stato anche per non avere un morto sulla coscienza ma soprattutto perché per quanto mi sforzassi non riuscivo ad empatizzare con i personaggi. Che vivano o muoiano non me ne potrebbe fregar di meno. C'è un mistero dietro la loro missione? Ci sono dettagli che ci vengono celati sulla natura dell'attacco subito dalla Terra? Sicuramente sì e in parte questo sta già venendo a galla ma la domanda più importante è: sono davvero disposto ad impegnare un anno della mia vita per trovare una risposta ai primi due interrogativi? CAZZO NO! Davvero, ho di meglio da fare...

A questo aggiungiamo che, come accennavo prima, la Bao Publishing (casa editrice che stimo con moderazione) ha annunciato che darà alle stampe una serie di volumi cartonati oversize (il primo esce a febbraio) contenenti ciascuno tra albi della serie originale, con alcune tavole riviste (di già?), e tutta una serie di contenuti speciali.

Ora, per chi non lo sapesse, la Bao è la casa editrice milanese che, oltre ad avere l'indubbio merito di aver portato all'attenzione del grande pubblico un genio come Zerocalcare, ha la sgradevole abitudine di pubblicare buona parte delle opere del proprio catalogo in formato ridotto rispetto all'originale. Se in alcuni casi non se ne ha reale svantaggio in altri (e penso in particolare alla "Lega degli Straordinari Gentlemen" di Alan Moore e Kevin O'Neill) la cosa ha del criminale. Se parli con loro, lo fanno per farci risparmiare (oh, grazie tante...) ma poi io mi chiedo: pubblicate i disegni di Kevin O'Neill in formato ridotto e poi mi fate Orfani in oversize? MA CHE CAZZO AVETE IN TESTA AL POSTO DEL CERVELLO, VERMI SOLITARI???

O.K., cambiamo argomento. Dico sul serio.

Spezziamo qualche lancia a favore del prodotto (ho spalato abbastanza merda, suvvia!).

Di Roberto Recchioni, principale artefice (insieme a Emiliano Mammucari) di Orfani, non ho letto moltissimo, nella fattispecie ho letto:
  • Mater Morbi (non male)
  • La redenzione del samurai e I fiori del massacro (splendidi, soprattutto il primo)
  • Orfani (ho già detto...)
Datemi pure del superficiale ma quel tanto che ho letto mi è bastato per farmi un'idea su di lui come scrittore.

Roberto Recchioni è un discreto scrittore. Forse non un genio letterario ma sicuramente neanche una capra. Il fatto è che diversamente da molti suoi contemporanei, avendo lavorato in diversi ruoli nel settore dell'editoria fumettistica italiana conosce molto bene i suoi meccanismi, col risultato di saper vendere dannatamente bene la roba che scrive. 

Con Orfani forse non gli è riuscito granché bene, visto che delle 120.000 copie mandate in stampa del primo numero ne sono state vendute meno della metà, ma si sa che non può sempre filar liscia.

A ben guardare, e questo va tutto a favore del suo autore, alcune delle presunte banalità della serie sono probabilmente frutto di una scelta precisa, visto che il fumetto nasce anche con l'intenzione di intercettare una fascia di pubblico che, per età e influenze culturali, solitamente non legge fumetti Bonelli.

Quindi mi chiedo? Orfani è stato un fallimento? Probabilmente no, perché comunque la si guardi è sempre un ottimo segnale quando una casa editrice come la Sergio Bonelli Editore decide di mettersi in gioco con un prodotto che è così distante dai suoi standard narrativi e produttivi. Se poi la terza stagione è stata recentemente confermata e messa in produzione, un motivo di certo ci sarà (io lo ignoro, ma questo è un altro discorso...).

Successo o insuccesso che sia, resta comunque il fatto che Orfani non fa per me. Quindi lo lascio volentieri leggere ad altri.

Per concludere, un ultimo appunto. Qualcuno potrebbe dirmi (e a ragione) che, data la mia età, io potrei essere considerato nettamente fuori target per Orfani. La serie nasce infatti, l'ho già detto, con il dichiarato intento di avvicinare nuove fasce e tipologie di lettori alla Bonelli. Va però detto che io, e con me molti della mia generazione, ho scoperto Dylan Dog all'età di 12 anni e l'ho letto ininterrottamente fino ai 18. Se Orfani è rivolto ai dodicenni di oggi allora ho la netta impressione che si sia drasticamente abbassato il livello tanto di chi scrive, quanto di chi legge.

Poi ciascuno, la pensi come vuole...


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