mercoledì 7 gennaio 2015

Io non piango

I quattro vignettisti di Charlie Hebdo come Peppino Impastato, uccisi perché facevano ridere.

Charlie Hebdo Maometto
La mente è una cosa strana, la mia poi tanto in regola non è mai stata, fatto sta che quando ho sentito dell'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, il mio primo pensiero è corso a Peppino Impastato, ucciso perché si prendeva gioco di Tano Seduto.

Qualcuno una volta ebbe a dire (poeti latini, Mikhail Bakunin, sessantottini estrosi, mi zia, chi lo sa...) "La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà", chiunque l'abbia detto sognava forse troppo ma vedeva lontano e alla fine sulla tomba di Tano Seduto, qualche chiodo penso lo abbiano messo anche gli sberleffi lanciatigli contro da Peppino. Per come la si guardi, alla fine della storia, Peppino è morto libero, Tano è morto in carcere.

Magra consolazione? Forse, ma alla fine, e nonostante tutti i depistaggi, il nome del Giullare di Cinisi ha trovato la sua strada fino a noi e mi piace pensare a questa come ad una schiacciante vittoria.

Continuando a saltare di palo in frasca, ricordo che una volta un Barbone (o un Bardone...) proveniente dalla Perfida Albione mi disse che (udite, udite...) in certe tradizioni magiche, la figura del Bardo era riverita e temuta ben più di quella del druido o dello stregone. In fin dei conti, uno stregone può maledirti. Un Bardo invece può ridicolizzarti. E se è bravo, la sua opera gli sopravvivrà, al punto che nei secoli dei secoli (amen) la gente continuerà a ridere di te e della tua bestialità anche quando di te non sarà rimasto altro che polvere.

E qui veniamo alla somiglianza tra cinque persone così distanti nel tempo e nei luoghi come Peppino Impastato, Stéphane Charbonnier, Jean Cabut, Bernard Verlhac e Georges Wolinski.

Ammettiamolo, non sarò certo il primo ad averci pensato ma perché in fin dei conti sono morti, questi cinque Eroi? Perché ridevano dei loro nemici. Perché ridicolizzandoli li demistificavano, gli toglievano quella patina di invulnerabilità che si erano incollati addosso. Peppino Impastato e i quattro vignettisti di Charlie Hebdo sono morti perché facevano ridere di persone che avrebbero dovuto (e voluto) far paura.

E questo non andava bene...

Adesso, una stuolo di Maître à penser ed esperti di vario ordine e grado, invocherà misure drastiche. Io per fortuna non capisco un cazzo e preferisco farmi quattro risate.

Chiariamoci. I balordi che hanno compiuto questa strage vanno braccati come bestie rabbiose? Chiaro che sì. Vanno sottoposti a giusto processo pagando amaramente per quello che hanno fatto? Ovvio.

E poi?

Che facciamo?

Ci dirigiamo armi in pugno in Arabia Saudita, Siria, Iraq, Qatar o in qualunque roccaforte si supponga offra ospitalità ad Al-Qaeda, ISIS e chi per loro? Certo, magari un intervento armato prima o poi si renderà necessario. E magari si rende necessario a partire da oggi. Ma il fatto che sia necessario, non significa che sia utile.

A cosa volete che serva andare armi in pugno contro questa gente? Nel breve periodo è forse risolutivo, e poi? Non è dei fucili che questa gente ha paura, questi dementi hanno paura delle risate. E oggi più che mai lo hanno dimostrato.

Quindi ben venga lo sgomento.

Ben venga la rabbia.

Ben venga il cordoglio.

Ma io, personalmente non ho alcuna voglia di mettermi a piangere. Io ho voglia di farmi quattro risate, perché sento che se non lo facessi, renderei vano il Sacrificio di questi Quattro Martiri, degli agenti accorsi a liberarli e dei passanti colpiti durante la fuga.

Ridete, che il riso fa buon sangue. E tra qualche secolo la gente riderà dell'ISIS come oggi ridiamo dell'Inquisizione Spagnola, di Adolf Hitler e delle scoregge di Bombolo.

Perché nella vita bisogna poter ridere di tutto.

Pace.


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